1993 – Firenze, Villa Fabbricottio

ARIA DI VETRO

(arte contemporanea sul tema degli uccelli)

Il catalogo è questo
(di Carlo Dodgson)

Il visitatore che intenda penetrare nella camera d’aria di Pizzanelli potrà non oltrepassare la soglia. Potrà non fare il passo trasgressivo di Alice, poiché percezione e godimento sono stati interamente devoluti allo sguardo. Se i frammenti che compongono la voliera di cristallo – questa Wundervogelhaus – sono individualmente godibili come lacerti pittorici, come unità compositive, come architetture da camera (appunto), l’insieme sollecita una inquietudine tutta contemporanea, quel sentimento di infrazione che spezza la comoda la comoda ottica del riconoscimento: gli oggetti non sono più “rassicuranti” (l’asse Duchamp – Baudrillard).

(Chi platonicamente davanti a una espressione d’arte cerca invariabilmente un aggancio con la “natura”, si ricorderà che aquile e barbagianni – o quel che ne resta – sono ormai ridotti a pochi esemplari di specie protette; gli albatri, poi, si trovano perlopiù immersi nel greggio).

Davvero, come si legge nella lancinante partitura di Dallapiccola, non ci saranno più voli di notte.
Una waste land tanto più agghiacciante quanto è domestica nel formato.

L’enigmatico sigillo di tale allucinante vetrina è il fondale autobiografico che blocca irrevocabilmente la messa in scena. Allo specchio! Narcisso/ uomo sublime e scisso.

L’autore seduto nel cupo versiere dei Tatti, si volge verso quel visitatore ancora presumibilmente raggelato sulla soglia invalicabile. Lo sguardo è solo in apparenza diretto, in realtà filtrato dalla ruota lussuriosa del pavone di primo piano.

E’ singolare che il citazionismo si Pizzanelli sia anziché pittorico, assolutamente letterario. Baudelaire (l’albatro), Saint Exupery (il volo di notte). D’Annunzio (Notturno), Carroll ( di qua e di là dello specchio): e il titolo, da un verso degli Ossi di Seppia (“forse un mattino andando in un’aria di vetro”). Si può citare a sproposito; mai involontariamente.

Questo giovane artista vuol forse dirci che non accetta ascendenze nel suo campo, rifacendosi a un magistero dotto, di cultura scritta?

O semplicemente, che aprendo la finestra, non si troverà la cosiddetta Natura, che non esiste più, ma una natura picta, reinventata artificialmente dall’immaginario? O forse, ancora, che oltre le apparenze e le trasparenze, un ironico signore si pavoneggia, perché in fondo, al di là dell’ultimo specchio, c’è sempre lui, il più narciso dei curiosi?

“Il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me” suggerisce Montale nella medesima lirica che ha ispirato Aria di vetro; Pizzanelli sembra rispondere che anche “davanti” il reale si propone altrettanto rarefatto: al punto da postulare che perfino lo spettatore ipotizzato all’inizio appartenga a tale vacuità, vale a dire, che non esista affatto.

Ma che ne è, allora, di questa camera della glasnost che veniva posta in essere solo se perforata da quello sguardo? Tutto scompare, pronto a riapparire alla prossima ipotesi. Ad esempio: Marilyn fu uccisa con una supposta avvelenata.

2002 Tecnica: pittura-happening-installazione.

Sinossi: Una operazione artistica tra narcisismo fisso ed erotismo volatile: il pavone specchio (nel dipinto installazione) e gli organi genitali/volanti (nel video di Icaro:Firenze=Dioniso:X, trasmesso insieme alla diretta della danza di Piero Leccese che unisce simbolicamente tempi e spazi altrimenti scissi).

L’inaugurazione di una pittura-installazione (Aria di vetro) di Lorenzo Pizzanell è l’occasione per la danza di Piero Leccese, in forma di video-happening. Il danzatore interpreta, in ripresa diretta a breve distanza, l’autoritratto dipinto.

Nello stesso tempo la danza dialoga con la musica del video Icaro giustapposto con un monitor a fianco al video della diretta) mettendo così in scena la relatività spazio temporale. Va sottolineato che già il dipinto rappresenta l’immagine fissa che dialoga con quella in movimento (del vetro semi- specchiante) creando un’opera di pittura che ha il carattere d’installazione, d’interscambio con lo spazio circostante. Due video: uno in diretta (della danza), l’altro preregistrato (Icaro del 1998).

Come nell’installazione pittura/specchio si hanno due rapporti di spazio temporali divergenti che s’incontrano simbolicamente nello stesso punto, così, attraverso i due video affiancati, si mette in scena la convergenza di situazioni diverse, unite nella contemporaneità. La musica (di Francesco Giomi) funge da ponte alla sospensione simbolica del tempo e dello spazio. L’happening Aria di Vetro si ispira alla poesia di Montale (da Ossi di Seppia).